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trans

Il vicino pt.2


di Membro VIP di Annunci69.it Lullabi
23.08.2026    |    502    |    5 9.8
"» Non se lo fece dire due volte, sentii la sua cappella spingere contro il buchino che non espresse nessun tipo di resistenza..."
Come tutti i miei racconti anche questo é frutto della mia immaginazione. Buona lettura.

Dopo quella notte con Donato, le cose non andarono come previsto. Fui assalita dai sensi di colpa. Mi venne lo schifo e non riuscivo più a guardarmi allo specchio.

«Che schifo che fai... sei stata con un uomo... oltretutto quell'uomo era pure il tuo vicino di casa. Non ti vergogni?»

Mi facevo schifo. Smisi tutto.

Con Donato chiusi senza dargli possibilità di risposta. «È stato sbagliato, smettiamola, addio...» Non gli risposi più. Né alle chiamate né ai messaggi. Visualizzavo e non rispondevo. Mi ero messa tutto alle spalle o almeno così ingenuamente credevo.

Donato, però, non mi era uscito dalla testa. Il parlare con lui, il modo in cui mi vedeva, i baci, il suo corpo... erano lì, stampati nella mia mente, e ritornavano costantemente come flashback. Non riuscivo a dimenticarmene anche se ci provavo costantemente.

Mi ero imposta che tutto quello che era successo rimanesse lì. Nel dimenticatoio.

E così fu. Passò un mese, quasi me ne dimenticai fino a quando non arrivò la festa di paese.

Ero spensierata, stavo passeggiando e lo vidi... in mezzo alla folla... Ebbi subito la tachicardia... come quando vedi la persona che ami ancora ma che ormai è solo un tuo ex.

Cercai di fare finta di nulla, pensai a godermi la festa e a non pensarci.

La serata pareva scorrere normalmente: risatine, festeggiamenti, brindisi... Quando, a un certo punto, mi sentii prendere per il braccio e mi sentii tirare in un vicoletto...

Era lui.

«Senti, noi dobbiamo parlare!»

«Do... do... Donato, ma sei pazzo? E se ci avesse visto qualcuno?»

«Siamo due persone adulte che stanno parlando, non mi pare che ci sia nulla di male, no?»

Mentre mi parlava lo guardavo... Dio, quanto mi piaceva...

«È stato un errore, non dovevamo, non so che mi è preso», dissi.

«Stai zitta, dai, ma quale errore! Eravamo coinvolti... quella sera c'era di più!» disse lui.

Lo guardai... e, come un automa, lo baciai. Lì, in un vicolo dove poteva vederci chiunque.

Ci baciammo come due ragazzini per più di qualche minuto.

Lui era eccitatissimo... io non ero da meno... Mi guardai intorno... Controllai che non ci fosse nessuno... Gli abbassai la zip dei pantaloni, gli tirai fuori il cazzo...

«Ma che stai face... ooooh, sì, mamma mia...»

Iniziai a succhiarglielo.

Non so perché lo feci, ero come telecomandata. Era come se fossi una ragazza che sta soddisfacendo il suo fidanzato.

«Mhh, ma come ti vie... aaaaah... mhhh...»

Lui provava a dire qualcosa, ma gli si smorzava tutto in gola. Intanto io andavo piano, con le labbra intorno alla cappella e la lingua che giocava con il suo frenulo. Quanto mi piaceva.

Mentre lo succhiavo lo guardavo, lo vedevo godere e mi eccitavo anch'io.

Sentii il suo cazzo iniziare a pulsare e boom, mi esplose in bocca. Lui cercò di trattenere i mugugni di piacere mentre io finivo di pulirglielo.

Mi alzai. Lui mi cinse la vita e mi baciò. Ci baciammo per qualche secondo.

«Ma come ti è venuto in mente?» mi disse sorridendo.

«Dai, con il brivido di essere scoperti era tutto più eccitante, non trovi?» gli risposi.

«Sì, ma tu fino a ieri non mi parlavi, eri sparita...» mi disse.

«Lo so, mi ero detta di non riparlarti più, che era uno sbaglio, eccetera eccetera, ma appena ti ho visto boh... non ci ho capito più niente...» risposi.

«Allora anche tu hai provato quello che ho provato io? Per me quella sera era di più...» mi disse.

«Donato, io non so cosa ho provato... so solo che tu mi muovi qualcosa dentro... non avevo nemmeno minimamente intenzione di stare con un uomo, ma con te è stato diverso. Quando sono tra le tue braccia non capisco più nulla. Ormai l'unica cosa che mi dà piacere sono le tue foto o i ricordi della serata insieme.»

Era vero. Ormai, per masturbarmi, andavo sul suo profilo Facebook a cercare le foto dove era più carino e riuscivo a raggiungere l'orgasmo solo ed esclusivamente se nelle mie fantasie era presente lui.

«Vedi? Solo a starti vicino mi viene duro», mi disse.

«Facciamo così, domani sera usciamo. Andiamo a mangiare una pizza... con l'unico dettaglio che tu ci devi venire vestita per quello che sei, da donna!» incalzò.

«Ma che dici? Sei impazzito? Vestita da donna in giro? Con un uomo? E se mi riconoscono?» dissi, terrorizzata.

«Andiamo fuori, che so, in una zona di mare dove non ci conosce nessuno...» disse.

«Non so, vedi, forse è stato un errore pure stasera... devo andare.»

Scappai lasciandolo lì. Avevo il cuore a mille e non riuscii nemmeno a godermi il resto della festa.

Andai a casa.

Non dormii. La sua proposta mi rimbombava nel cervello. Io vestita da donna, con un uomo a mangiare una pizza in una località di mare... cioè, lui mi stava chiedendo un appuntamento.

La cosa mi stava facendo impazzire. Il cuore batteva in una maniera incontrollata. Avevo una paura enorme ma una voglia matta di vivermi la cosa.

Chiusi occhio ormai tardissimo.

Mi svegliai che ormai era oltre l'ora di pranzo, presi il cellulare in mano.

Una notifica. Un messaggio di Donato.

«Lo so che ci hai pensato e ripensato alla proposta. Allora?»

Rimasi a guardare lo schermo per un bel po' di tempo.

Poi, quasi automaticamente: «Ok, dove mi porti?»

Ma che cazzo ho fatto? Ma mi sono rincoglionita?

«Fatti trovare pronta per le 19!» rispose lui.

Mia madre era di nuovo dal compagno... sembrava che stesse andando tutto come doveva andare. Io che accetto, casa completamente libera per prepararmi, insomma, tutto andava letteralmente secondo i piani stabiliti dell'universo.

Località di mare... cosa mi metto? Pensai.

Optai per un intimo coordinato, una minigonna in jeans, un crop top nero che lasciava una spalla scoperta e un paio di sandali, anch'essi neri. Chiusi il mio outfit con una borsetta che comprai ma che non avevo mai utilizzato e una spruzzata di profumo Black Opium.

Ovviamente feci il massimo con il trucco. Trucco elegante e non esagerato. Smokey eyes, del contouring e un rossetto rosa, condito da una buona dose di lip gloss per una bella combo labbra.

Mi passò a prendere. Salii in macchina e ci baciammo, come due ragazzini innamorati.

«Sei bellissima», mi disse.

Mi tenne per tutto il viaggio la mano sulla coscia ed era bellissimo. Mi sentivo una principessa.

Scelse una pizzeria niente male, vista sul mare. Attiravo gli sguardi della gente, qualcuno schifato, qualcuno interessato, ma a me non interessava. A me interessava solo lui.

Trascorremmo una serata bellissima. Lui mi faceva ridere. Mi abbracciava. Mi diceva cose dolci.

Ci sedemmo su una panchina isolata non molto distante dal passeggio del lungomare. Il chiacchiericcio della gente era lontano, le luci della città si riflettevano sul mare e si sentiva solo il rumore delle onde.

«Che bella serata», disse lui sorridendo.

«Già», risposi io.

«Sai però cosa la renderebbe migliore?»

Gli stampai un bacio in bocca e iniziai a sbottonargli i pantaloni.

«Da che dicevi di non volere, che era un errore, a fare queste cose in pubblico? Ma che troietta!»

Era la prima volta che azzardava del dirty talk, ebbi degli spasmi violentissimi. Quella «troietta» mi accese e gli presi immediatamente il cazzo in bocca.

Iniziai con foga.

«Amore, piano che mi fai venire subito», disse.

Per me non era un'opzione. Ero infoiata.

Mi alzai, tirai su la gonna, spostai il perizoma... e iniziai a strusciare il culo sul suo cazzo, lasciando che il cazzo strusciasse nel solco. Ansimavamo entrambi. Lui mi prese per i fianchi e stringeva forte.

«Ho sempre più voglia di te», disse lui.

«Anch'io», gli dissi.

«Quanto sei bona», disse lui tra gli ansimi.

«Ti prego, Donato, scopami qui. Mettimelo in culo, lo voglio.»

Non se lo fece dire due volte, sentii la sua cappella spingere contro il buchino che non espresse nessun tipo di resistenza. Lo fece entrare.

E io lo sentii lì. Dentro. Duro.

Restai ferma un attimo. Forse era la situazione, forse era l'aria, forse era il rischio di essere scoperta o era solo il fatto di stare scopando con l'uomo che mi piaceva, ma ebbi un'erezione talmente forte da rischiare di venire subito.

Quindi presi fiato.

Poi iniziai a muovermi, su e giù, prima piano e poi veloce... lui mi sculacciava e io godevo. Mi teneva per i fianchi, dettava il ritmo. Sapeva quello che voleva e come lo voleva, ma sapeva leggere anche me.

Fu una mezz'ora di fuoco.

A un certo punto decise che dovevo sedermi su di lui, ma dovevamo essere faccia a faccia per poterci baciare.

«Ti voglio guardare mentre godi perché sei bellissima», mi disse.

Andammo avanti un altro po' così. Su e giù. Muovevo il culo. Avevo iniziato a dettare io il ritmo e lo baciavo.

A un certo punto si irrigidì...

«Dio, sto per venire... mamma miaaaaaa... ti amooooo!» disse.

Quelle parole furono fuoco per me e, senza toccarmi, venni anch'io.

Mi staccai, mi misi in bocca il suo cazzo per pulirglielo e non dissi nulla.

Fu una delle serate più belle e arrapanti della mia vita.
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